Il nome di Nicolas Flamel è forse il più conosciuto dell'intera storia dell'alchimia. Romanzi, film e racconti popolari lo presentano come l'uomo che riuscì a ottenere la pietra filosofale e a vivere ben oltre i limiti umani. La sua vicenda è un esempio perfetto di come la tradizione ermetica intrecci storia documentata e leggenda. Separare i due fili, senza disprezzare nessuno dei due, è un esercizio istruttivo.
Il Flamel della storia
Nicolas Flamel visse a Parigi fra il XIV e il XV secolo e morì nel 1418. Era uno scrivano e libraio giurato, cioè un professionista che copiava manoscritti, redigeva atti e commerciava libri. Lavorava nei pressi della chiesa di Saint-Jacques-de-la-Boucherie. Sposò Perenelle, una vedova, e la coppia non ebbe figli.
I documenti mostrano che Flamel divenne benestante. Possedeva diverse case e, insieme alla moglie, finanziò opere di carità e lavori in chiese e ospedali parigini. Una casa da lui fatta costruire all'inizio del Quattrocento esiste ancora a Parigi ed è spesso indicata come una delle più antiche abitazioni della città. Sulla sua lapide, oggi conservata in un museo, compaiono figure religiose e un'iscrizione devota.
Fin qui, nessuna traccia certa di alchimia. Gli storici spiegano la sua ricchezza con l'attività professionale, gli investimenti immobiliari e i beni portati dal matrimonio.
La nascita della leggenda
La fama di alchimista arrivò dopo la morte. Già nel Quattrocento e nel Cinquecento alcuni testi alchemici iniziarono a circolare sotto il suo nome. Ma il momento decisivo fu il 1612, quando a Parigi venne pubblicato il Libro delle figure geroglifiche, presentato come opera dello stesso Flamel.
In questo testo Flamel racconta in prima persona la sua storia: l'acquisto di un misterioso libro antico, i lunghi anni di studio insieme a Perenelle, un pellegrinaggio verso Santiago di Compostela, l'incontro con un sapiente che lo aiutò a decifrare il libro, e infine la riuscita dell'Opera. Gli studiosi considerano questo racconto una composizione molto più tarda, attribuita a Flamel per dargli autorità.
Il libro di Abramo l'Ebreo
Il cuore della leggenda è un libro. Secondo il racconto, Flamel acquistò un volume dalle pagine sottili, rilegato in rame, scritto da un certo Abramo l'Ebreo. Il libro conteneva testi e figure che lo scrivano non riusciva a comprendere. Fra queste immagini comparivano:
- un giovane con il caduceo e un vecchio con la falce, cioè Mercurio e Saturno;
- un fiore su una montagna, scosso dal vento, con draghi e grifoni;
- un roseto fiorito ai piedi di una quercia cava, da cui sgorgava una fontana;
- una scena di strage degli innocenti, con il sangue raccolto in un recipiente.
Le figure descrivevano, in forma cifrata, le fasi dell'Opera. Il racconto narra che Flamel le fece riprodurre su un arco nel cimitero degli Innocenti a Parigi, perché i saggi potessero leggerle e gli altri vi vedessero soltanto immagini devote.
La leggenda dell'immortalità
Nei secoli successivi la leggenda crebbe ancora. Si raccontò che Flamel e Perenelle non fossero davvero morti, ma avessero simulato i propri funerali e continuato a vivere grazie all'elisir. Alcuni viaggiatori affermarono di averli incontrati in luoghi lontani, molto tempo dopo. Sono racconti che appartengono al folklore alchemico e non trovano riscontro nei documenti.
Perché la figura di Flamel conta
Anche separando storia e leggenda, Flamel resta una figura significativa per la tradizione ermetica.
- La coppia: il racconto insiste sul lavoro condiviso con Perenelle, un tema che ritorna in altre opere alchemiche.
- La pazienza: anni di studio su un libro incomprensibile prima di ogni risultato.
- Il pellegrinaggio: il viaggio come immagine della ricerca interiore.
- La carità: la ricchezza ottenuta non viene accumulata, ma restituita in opere di bene.
Quest'ultimo punto merita attenzione. Nella leggenda il frutto dell'Opera non è il lusso, ma la generosità. È un insegnamento coerente con l'idea che la pietra «tinge» e moltiplica, comunicando ciò che ha raggiunto.
Come leggere la vicenda oggi
La storia di Flamel invita a una certa prudenza intellettuale. Non tutto ciò che si racconta sui grandi nomi della tradizione è storicamente vero, e riconoscerlo non toglie valore ai simboli. Le figure geroglifiche, anche se composte dopo la morte di Flamel, restano un documento prezioso della cultura alchemica del Seicento e possono essere studiate come qualunque altra tavola simbolica.
In sintesi
- Nicolas Flamel fu uno scrivano e libraio parigino, morto nel 1418, benestante e benefattore.
- La sua fama di alchimista nacque dopo la morte, soprattutto con un libro pubblicato nel 1612.
- La leggenda ruota intorno al libro di Abramo l'Ebreo e alle sue figure enigmatiche.
- Separare storia e leggenda permette di apprezzare entrambe senza confonderle.