Nella mitologia giapponese il sole è una dea. Si chiama Amaterasu, "colei che illumina il cielo", ed è la divinità più importante del pantheon shintoista. Il suo mito più celebre racconta di quando, offesa e ferita, si ritirò in una grotta e il mondo intero precipitò nell'oscurità. Per farla uscire gli dèi non usarono la forza, ma uno specchio, una danza e una risata. È un racconto antico e sorprendentemente moderno sul ritiro, sulla ferita e sul ritorno alla luce.
Le fonti
Il mito è narrato soprattutto in due opere compilate all'inizio dell'VIII secolo per volontà della corte imperiale: il Kojiki, "Cronaca di antichi eventi", completato nel 712, e il Nihon Shoki, "Annali del Giappone", del 720. Le due versioni differiscono in alcuni dettagli, ma la struttura del racconto è la stessa.
La nascita di Amaterasu
Secondo il Kojiki, il dio Izanagi, tornato dal mondo dei morti dove aveva cercato invano la sposa Izanami, si purifica in un fiume. Dalle gocce del lavacro nascono numerose divinità. Le ultime tre sono le più importanti: dal suo occhio sinistro nasce Amaterasu, la dea del sole; dall'occhio destro Tsukuyomi, il dio della luna; dal naso Susanoo, il dio impetuoso legato alle tempeste e al mare.
Izanagi affida ad Amaterasu il governo della Pianura dell'Alto Cielo. Già la nascita contiene un'idea significativa: la luce nasce da un atto di purificazione dopo il contatto con la morte.
Le offese di Susanoo
Susanoo è un dio turbolento. Dopo una contesa con la sorella, si abbandona a una serie di violenze nel regno celeste: distrugge gli argini delle risaie, sporca la sala in cui Amaterasu celebra il rito del raccolto e infine getta un cavallo scuoiato attraverso il tetto della sala in cui le ancelle tessono le vesti divine. Una delle tessitrici muore per lo spavento.
Il ritiro nella grotta
Ferita e spaventata, Amaterasu entra nella Grotta Celeste di Roccia e ne chiude l'ingresso con una pietra. Il sole scompare. Il cielo e la terra piombano nel buio, gli spiriti maligni si moltiplicano e ogni sorta di sventura si diffonde.
È un'immagine potente di ciò che accade quando una persona si ritira in se stessa dopo una ferita profonda. Il ritiro è comprensibile, perfino necessario, ma se si prolunga troppo, tutto intorno perde luce.
L'assemblea degli dèi
Le divinità si riuniscono sul letto asciutto di un fiume celeste per decidere che cosa fare. Il dio della saggezza, Omoikane, elabora un piano. Il racconto ne descrive i preparativi con cura quasi rituale:
- si fanno cantare i galli, annunciatori dell'alba;
- si forgia uno specchio e si preparano gioielli ricurvi, i magatama;
- specchio e gioielli vengono appesi a un albero sacro sakaki, davanti alla grotta;
- si recitano formule rituali;
- un dio di grande forza si nasconde accanto all'ingresso.
La danza di Ame-no-Uzume
Poi la dea Ame-no-Uzume sale su una tinozza rovesciata e comincia a danzare, battendo i piedi con forza. Nell'estasi della danza si scopre, e le divinità radunate scoppiano in una risata fragorosa che fa tremare il cielo.
Dentro la grotta Amaterasu, incuriosita, si chiede come possano ridere mentre il mondo è al buio. Socchiude la pietra e domanda il motivo. Le rispondono che è apparsa una dea ancora più splendente di lei. Mentre Amaterasu si sporge, le viene mostrato lo specchio: vede il proprio riflesso luminoso e, stupita, si avvicina ancora. In quel momento il dio forte la prende per mano e la tira fuori. Dietro di lei viene tesa una corda sacra, shimenawa, perché non possa più rientrare. La luce torna nel mondo.
I simboli del racconto
| Simbolo | Significato |
|---|---|
| La grotta | il ritiro dopo la ferita, l'oscurità interiore |
| Lo specchio | il riconoscimento della propria luce |
| La danza e la risata | la vita che continua e richiama alla presenza |
| La corda sacra | il confine che impedisce di ricadere nel ritiro |
Lo specchio è il simbolo più profondo. Amaterasu non esce perché costretta, ma perché vede se stessa: riconosce la propria luce, che aveva dimenticato. Lo specchio è ancora oggi uno degli oggetti sacri più importanti dello shintoismo ed è tradizionalmente associato al santuario di Ise, dedicato alla dea.
Una lettura interiore
Il mito suggerisce un modo delicato di accompagnare chi si è chiuso in se stesso. La forza non basta, e da sola non funziona. Servono comunità, pazienza, gioia condivisa e, soprattutto, un'immagine in cui la persona possa riconoscere il proprio valore. La risata degli dèi non è mancanza di rispetto per il dolore, ma un richiamo alla vita.
E per chi vive il proprio ritiro, il mito ricorda che la luce non è andata perduta: è solo nascosta, in attesa di essere vista di nuovo.
In sintesi
- Amaterasu, dea del sole, nasce dall'occhio sinistro di Izanagi durante la sua purificazione.
- Ferita dalle violenze del fratello Susanoo, si chiude nella Grotta Celeste e il mondo resta al buio.
- Gli dèi preparano galli, gioielli e uno specchio appesi a un albero sacro.
- La danza di Ame-no-Uzume provoca una risata che spinge Amaterasu a guardare fuori.
- Lo specchio le restituisce la propria luce: il ritorno nasce dal riconoscimento di sé.