Eracle, che i Romani chiamavano Ercole, è il più celebre degli eroi greci. Figlio di Zeus e della mortale Alcmena, dotato di una forza prodigiosa, perseguitato fin dalla culla dall'ostilità di Era, è soprattutto noto per le dodici fatiche. Lette in superficie, sono una serie di imprese spettacolari contro mostri e creature impossibili. Lette in profondità, sono il ritratto di un essere umano che, partendo da una colpa terribile, attraversa una lunga serie di prove fino a una trasformazione radicale.
L'origine: la colpa
Le fatiche non nascono da un desiderio di gloria. Secondo la tradizione, Era colpisce Eracle con un accesso di follia durante il quale l'eroe uccide i propri figli. Tornato in sé, sconvolto, si reca a Delfi per chiedere come espiare. L'oracolo gli ordina di mettersi al servizio di Euristeo, re di Tirinto, e di compiere le imprese che questi gli imporrà.
Questo punto di partenza è essenziale. Il cammino di Eracle è un cammino di espiazione: la forza che aveva distrutto deve imparare a servire. È forse il primo insegnamento del mito: la potenza, da sola, non basta; deve essere orientata.
Le dodici imprese
L'elenco più diffuso, seguito ad esempio dalla Biblioteca attribuita ad Apollodoro, è il seguente:
| N. | Fatica | Possibile lettura simbolica |
|---|---|---|
| 1 | Il leone di Nemea | affrontare la forza bruta che non si lascia ferire dall'esterno |
| 2 | L'idra di Lerna | i problemi che si moltiplicano se combattuti male |
| 3 | La cerva di Cerinea | la pazienza nell'inseguire ciò che sfugge |
| 4 | Il cinghiale di Erimanto | catturare senza uccidere, dominare l'impulso |
| 5 | Le stalle di Augia | ripulire ciò che si è accumulato per anni |
| 6 | Gli uccelli di Stinfalo | scacciare ciò che infesta e confonde |
| 7 | Il toro di Creta | domare una potenza istintiva |
| 8 | Le cavalle di Diomede | fermare ciò che divora |
| 9 | La cintura di Ippolita | il confronto con il principio femminile e guerriero |
| 10 | I buoi di Gerione | il viaggio ai confini occidentali del mondo |
| 11 | I pomi delle Esperidi | la ricerca di un frutto divino |
| 12 | Cerbero | la discesa agli inferi e il ritorno |
Secondo la tradizione le fatiche dovevano essere dieci, ma Euristeo ne rifiutò due: quella dell'idra, perché Eracle era stato aiutato dal nipote Iolao, e quella delle stalle, perché l'eroe aveva chiesto un compenso.
Alcune fatiche da vicino
Il leone di Nemea
La pelle del leone era invulnerabile alle armi. Eracle lo strangola con le mani e poi lo scuoia usando gli artigli stessi della belva. Da allora indossa la pelle come mantello. Ciò che era il pericolo diventa protezione: il primo trionfo trasforma l'eroe.
L'idra di Lerna
Per ogni testa tagliata, all'idra ne ricrescevano due. Eracle riesce a vincerla solo quando Iolao brucia i monconi impedendo la ricrescita. La lezione è antichissima e attualissima: certi problemi peggiorano se li si affronta solo con la forza. Serve un metodo, e talvolta serve qualcuno che ci aiuti.
Le stalle di Augia
Le stalle del re Augia non venivano pulite da moltissimo tempo. Eracle devia il corso di due fiumi, che le lavano in un solo giorno. È l'immagine di una purificazione che non si ottiene raschiando a mano, ma lasciando scorrere una forza più grande.
I pomi delle Esperidi e Cerbero
Le ultime due fatiche portano Eracle oltre i confini del mondo umano: all'estremo occidente, nel giardino divino delle Esperidi, e poi negli inferi, da cui trascina fuori il cane Cerbero. Sono prove che riguardano non più i mostri della terra, ma il rapporto con il divino e con la morte.
La scelta di Eracle
Esiste anche un racconto attribuito al sofista Prodico e riferito da Senofonte nei Memorabili. Il giovane Eracle, a un bivio, incontra due donne: una gli promette una vita facile e piacevole, l'altra una vita di fatica e virtù. Eracle sceglie la seconda. Il racconto anticipa il senso delle fatiche: la trasformazione richiede di scegliere la strada più difficile.
La fine e l'apoteosi
La morte di Eracle è tragica. La moglie Deianira, credendo di usare un filtro d'amore, gli fa indossare una tunica intrisa del sangue avvelenato del centauro Nesso. Divorato dal dolore, l'eroe fa erigere una pira sul monte Eta e vi sale. Ma mentre la parte mortale brucia, quella divina sale all'Olimpo. Eracle diventa immortale, si riconcilia con Era e ne sposa la figlia Ebe, dea della giovinezza.
Il fuoco finale è il compimento di tutto il percorso: ciò che è mortale si consuma, ciò che è divino si libera.
In sintesi
- Le fatiche di Eracle nascono da una colpa e sono un cammino di espiazione al servizio di Euristeo.
- Ogni fatica può essere letta come un aspetto diverso del lavoro su di sé.
- Il leone insegna a trasformare il pericolo in protezione, l'idra la necessità di metodo e di aiuto.
- Le ultime prove portano l'eroe ai confini del mondo e negli inferi.
- Sulla pira del monte Eta la parte mortale brucia e quella divina ascende all'Olimpo.