Odino, il dio supremo del pantheon norreno, è una figura molto diversa dall'immagine del re degli dèi seduto in trono. È un viandante instancabile, un cercatore di sapienza disposto a pagare qualunque prezzo pur di conoscere. Nei testi che ci sono giunti, soprattutto l'Edda poetica e l'Edda in prosa di Snorri Sturluson, composti o messi per iscritto in Islanda nel Medioevo, Odino rinuncia a un occhio, si sacrifica appeso a un albero e ricorre all'astuzia per conquistare la bevanda della poesia. La sua è la mitologia del sapere che costa.
L'occhio nel pozzo di Mímir
Sotto una delle radici di Yggdrasil, il grande frassino che regge i mondi, si trova il pozzo di Mímir, custode di una sapienza profonda. Secondo l'Edda di Snorri, Odino chiese di bere da quel pozzo e dovette lasciare in pegno uno dei suoi occhi. Anche il poema Völuspá, la "profezia della veggente", allude all'occhio del dio nascosto nella fonte di Mímir.
Per questo Odino viene rappresentato con un occhio solo. Il simbolo è potente: per vedere ciò che è nascosto bisogna rinunciare a una parte della visione ordinaria. Si perde un occhio rivolto al mondo esterno per guadagnare uno sguardo rivolto all'interno, o verso il profondo.
Nove notti sull'albero
Uno dei passi più misteriosi della letteratura norrena si trova nello Hávamál, "il discorso dell'Altissimo", una raccolta di sentenze attribuite a Odino. Il dio racconta in prima persona di essere rimasto appeso a un albero sferzato dal vento per nove notti intere, ferito da una lancia, offerto a Odino, "io stesso a me stesso". Senza cibo né bevanda, guardò in basso, raccolse le rune urlando e poi cadde.
Il significato di queste strofe è stato molto discusso. Alcuni elementi, tuttavia, sono chiari:
- il sacrificio di sé a sé stesso: Odino non si offre a un dio superiore, ma si dona a se stesso, in un atto di trasformazione interiore;
- la sospensione tra i mondi: appeso all'albero, il dio non è né in cielo né in terra;
- la conoscenza come conquista estrema: le rune, cioè i segni sacri della scrittura e della sapienza, si rivelano solo al termine di una prova radicale.
Il numero nove ricorre spesso nella mitologia norrena, che parla anche di nove mondi. Il sacrificio di Odino dura quanto è necessario perché l'esperienza sia completa.
L'idromele della poesia
Un altro mito racconta come Odino ottenne il dono della poesia. Secondo Snorri, dal sangue di Kvasir, un essere di grande sapienza, fu preparato un idromele che rendeva poeta o sapiente chiunque lo bevesse. La bevanda finì nelle mani del gigante Suttungr, che la nascose dentro una montagna, affidandola alla figlia Gunnlöð.
Odino, sotto falso nome, riuscì a penetrare nella montagna trasformandosi in serpente, rimase tre notti con Gunnlöð e ottenne il permesso di bere tre sorsi. Con quei tre sorsi vuotò i recipienti, poi fuggì in forma d'aquila verso Asgard, inseguito da Suttungr.
Questo racconto mostra un altro volto della ricerca: non solo il sacrificio, ma anche l'astuzia, la trasformazione, la capacità di passare attraverso spazi stretti. La poesia, per i Norreni, era un dono divino conquistato a fatica.
I corvi Huginn e Muninn
Sulle spalle di Odino stanno due corvi, Huginn e Muninn. I loro nomi sono generalmente interpretati come "pensiero" e "memoria". Ogni giorno volano sul mondo e tornano a riferire al dio ciò che hanno visto. Nel poema Grímnismál Odino dice di temere per entrambi, ma ancora di più per Muninn.
L'immagine è suggestiva anche oggi. Il pensiero può perdersi, ma la perdita della memoria è ancora più grave: senza memoria non c'è identità, e il pensiero stesso non ha più radici.
La testa di Mímir
Secondo la Saga degli Ynglingar, quando Mímir fu ucciso, Odino ne conservò la testa con erbe e formule, in modo che potesse continuare a parlargli e rivelargli segreti. Anche qui il tema è lo stesso: Odino non rinuncia mai alla fonte della sapienza, nemmeno quando sembra perduta.
La lezione di Odino
Per chi segue un percorso di conoscenza interiore, Odino insegna alcune verità scomode:
- La sapienza ha un prezzo. Non si acquista senza rinunciare a qualcosa, che si tratti di comodità, certezze o immagini di sé.
- Il sacrificio più profondo è verso se stessi. Non si tratta di compiacere altri, ma di trasformarsi.
- La ricerca non finisce mai. Odino, pur essendo il signore degli dèi, continua a viaggiare e a interrogare.
- Pensiero e memoria vanno custoditi insieme. Conoscere senza ricordare, o ricordare senza pensare, rende la sapienza incompleta.
In sintesi
- Odino lascia un occhio nel pozzo di Mímir per bere la sapienza nascosta sotto Yggdrasil.
- Nello Hávamál racconta di essere rimasto appeso nove notti all'albero prima di raccogliere le rune.
- Con astuzia e trasformazione conquista l'idromele della poesia custodito da Suttungr.
- I corvi Huginn e Muninn, pensiero e memoria, gli riportano ogni giorno notizie del mondo.
- Il suo mito insegna che la conoscenza profonda richiede rinuncia, trasformazione e ricerca continua.