Tra i testi più antichi che raccontano un viaggio nel mondo dei morti c'è un poema sumero noto come La discesa di Inanna agli inferi. Inanna, dea dell'amore e della guerra, regina del cielo, decide di scendere nel regno della sorella Ereshkigal, signora del mondo sotterraneo. Ciò che accade durante la discesa è uno dei più potenti racconti simbolici di spoliazione e rinascita che l'umanità abbia conservato. La dea è nota anche con il nome accadico di Ishtar, protagonista di una versione più tarda dello stesso mito.
Chi è Inanna
Inanna era una delle divinità più importanti della Mesopotamia. Il suo carattere è sorprendentemente complesso: è amante appassionata e guerriera temibile, dea della fertilità e della battaglia, associata al pianeta Venere, la stella del mattino e della sera. Nei miti è ambiziosa, desiderosa di estendere il proprio potere, mai del tutto prevedibile. Proprio questa ricchezza rende il suo viaggio così interessante: è la più luminosa e potente delle dee a dover scendere nel luogo più oscuro.
La preparazione
Prima di partire, Inanna si adorna con cura con i segni della propria regalità: la corona, le collane di lapislazzuli, la veste regale, il pettorale, l'anello d'oro, lo scettro di misura. Sono i suoi poteri resi visibili. Lascia anche istruzioni precise alla sua fedele ministra Ninshubur: se non tornerà entro tre giorni, dovrà chiedere aiuto agli dèi.
Questo dettaglio è prezioso. Chi intraprende una discesa interiore ha bisogno di qualcuno o di qualcosa che resti in superficie, un legame con la vita ordinaria che possa richiamarlo.
Le sette porte
Il regno di Ereshkigal è protetto da sette porte. Il guardiano, su ordine della regina, le apre una alla volta. A ogni porta Inanna deve lasciare uno dei suoi ornamenti:
- la corona;
- le collane di lapislazzuli;
- il doppio filo di perle sul petto;
- il pettorale;
- l'anello d'oro;
- lo scettro e la corda di misura;
- la veste regale.
A ogni richiesta Inanna domanda perché, e la risposta è sempre la stessa: le leggi del mondo sotterraneo sono perfette e non vanno contestate. Quando giunge davanti a Ereshkigal, è nuda.
La morte di Inanna
Davanti al trono della sorella, i giudici del mondo sotterraneo pronunciano la sentenza. Inanna viene trasformata in un cadavere e appesa a un gancio. Rimane così per tre giorni e tre notti. È un'immagine durissima, che il poema non attenua: la dea del cielo è ridotta a materia inerte.
Il soccorso di Enki
Trascorsi i tre giorni, Ninshubur fa ciò che le è stato chiesto. Si rivolge prima a Enlil e poi a Nanna, che rifiutano: chi scende nel mondo sotterraneo deve accettarne le leggi. Solo Enki, dio della sapienza e delle acque dolci, accetta di aiutare.
Enki crea due piccole creature con la terra raccolta sotto le proprie unghie e le invia nel mondo sotterraneo. Lì trovano Ereshkigal che geme, tormentata da un dolore. Le due creature non combattono e non ingannano: semplicemente si lamentano con lei, rispecchiano il suo dolore. Commossa, la regina offre loro un dono, ed esse chiedono il corpo di Inanna. Lo cospargono con il cibo e l'acqua della vita, e la dea si rialza.
È uno dei passaggi più profondi del mito. Ciò che libera Inanna non è la forza, ma la compassione verso l'Ombra, rappresentata da Ereshkigal.
Il prezzo del ritorno
Nessuno può lasciare il mondo sotterraneo senza lasciare un sostituto. Inanna risale accompagnata da demoni che devono prendere qualcuno al suo posto. Risparmia chi l'ha pianta, come Ninshubur, ma quando trova lo sposo Dumuzi seduto sul trono, vestito a festa e indifferente alla sua scomparsa, lo consegna ai demoni. Alla fine si stabilisce che Dumuzi e sua sorella Geshtinanna trascorrano ciascuno metà dell'anno negli inferi.
La lettura simbolica
La discesa di Inanna è stata letta in molti modi, e ognuno offre qualcosa:
- Lo spogliamento dell'identità. I sette ornamenti sono i ruoli, i poteri, le immagini di sé. In certe fasi della vita bisogna lasciarli uno alla volta, anche quando non se ne comprende il motivo.
- L'incontro con l'Ombra. Ereshkigal non è un mostro estraneo: è la sorella di Inanna. La parte oscura che incontriamo nella discesa ci appartiene.
- La morte simbolica. Il gancio e i tre giorni rappresentano il momento in cui sembra che nulla si muova, il punto più basso prima della risalita.
- La compassione che salva. Le creature di Enki mostrano che il dolore non si vince negandolo, ma accogliendolo.
- Il ritorno che cambia gli equilibri. Chi risale non torna alla vita di prima: alcune cose e alcuni legami devono essere lasciati.
In sintesi
- Il poema sumero narra la discesa di Inanna nel regno della sorella Ereshkigal.
- A ciascuna delle sette porte la dea deve lasciare un ornamento, fino a giungere nuda davanti alla regina.
- Uccisa e appesa per tre giorni, viene salvata dalle creature di Enki, che accolgono il dolore di Ereshkigal.
- Il ritorno richiede un sostituto: Dumuzi e Geshtinanna si alterneranno negli inferi.
- In chiave iniziatica il mito descrive spogliamento, incontro con l'Ombra, morte simbolica e rinascita.